Maria Raffaella Cimatti
Sabato 07 Gennaio 2012 16:00
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Maria Raffaella Cimatti, al secolo Santina, è stata una religiosa appartenente alla congregazione delle Suore Ospedaliere della Misericordia ed è stata proclamata beata da Papa Giovanni Paolo II nel 1996.
Nacque a Faenza il 6 giugno 1861 in una famiglia di modeste condizioni economiche: il padre Giacomo era bracciante, la madre, Rosa Pasi, era tessitrice. Dopo la nascita di Santina, vennero alla luce altri cinque figli, tre dei quali (Domenico, Paolo ed Antonio) morirono in tenera età, mentre gli altri due abbracciarono la vita religiosa: Luigi fu coadiutore salesiano in Perù; Vincenzo fu il fondatore delle opere salesiane in Giappone; entrambi morirono in concetto di santità.
La morte del padre, sopraggiunta nel 1882, la obbligò a diventare l'educatrice dei fratelli, dovendo la madre pensare al sostentamento della famiglia, manifestando nel contempo una forte attrazione per la vita religiosa, favorita dal parroco don Romualdo Mazzotti. Quest'ultimo, qualche anno dopo, si offrì di ospitare l'anziana madre di Santina, stanca e bisognosa di aiuto, nella canonica del paese e dando così la possibilità alla giovane di prendere i voti.
Il 20 novembre 1889 Santina venne accettata nella congregazione delle Suore Ospedaliere della Misericordia che, allora, avevano la loro casa madre nell'ospedale “San Giovanni” di Roma ed iniziò a prodigarsi al servizio dei malati. Trascorse un anno intenso, fatto di importanti esperienze sia accanto agli ammalati che in altri settori dell'assistenza, e fu ammessa alla vestizione l'8 dicembre 1890, prendendo il nome di suor Maria Raffaella; esattamente un anno dopo emise la prima professione religiosa pronunciando, in aggiunta ai voti tradizionali di povertà, castità ed obbedienza, il quarto, caratteristico della Congregazione, di ospitalità.
Nel 1905 emise la professione perpetua; nel 1921 fu nominata Superiora della casa di Frosinone e nel 1928 Superiora della Casa di Alatri. Era “madre, sorella, amica, consigliera, sempre pronta e disponibile: modello esemplare di ogni virtù”. Amabile, allegra e cordiale dimostrava che l'ospedale non è solo il luogo dove si soffre e si muore, ma è anche un ambiente dove si possono esercitare le più squisite virtù umane e soprannaturali. Aveva compreso che “L'ospedale, per le religiose ospedaliere, è un campo di battaglia, in cui si deve saper lottare con grande amore”.
Nel 1940, giunta ormai al 50° del suo ingresso in Congregazione, si dimise dall'ufficio di Superiora volendo rimanere nella comunità di Alatri come semplice suora, al servizio delle consorelle, degli ammalati, del personale ospedaliero e di quanti frequentavano l'ospedale, lasciando largo spazio alla preghiera e all'adorazione eucaristica.
Era in pieno svolgimento la seconda Guerra mondiale quando, nel 1944 gli alleati spingevano i tedeschi in ritirata. In quei giorni terribili, molti feriti dovevano essere curati e suor Raffaella, nonostante i suoi 80 anni d'età e la salute malferma, si prodigava moltissimo.
Ormai curva e stanca, ma solerte e premurosa, si portava di letto in letto, dedicandosi con competenza ma, soprattutto, con amore ai feriti che la invocavano col nome di “mamma”, mentre sulla bocca di tutti si trovava l'affermazione che la definiva “Angelo dei malati”.
Al diffondersi della notizia che un possibile bombardamento poteva essere effettuato su Alatri per impedire l'avanzata degli alleati, intervenne insieme con il vescovo diocesano Monsignor Edoardo Facchini, presso le truppe tedesche di stanza nella stessa cittadina, per evitare tale bombardamento e ottenendo, da parte del generale Kesselring, il cambiamento del piano strategico.
Il 23 giugno 1945 suor Maria Raffaella morì piamente lasciando un ricordo di vivissima santità congiuntamente a quello sul come aveva interpretato sia le virtù eroiche che quelle evangeliche.
Queste memorie portarono a celebrare, dal 6 giugno 1962 al dicembre 1967, in Alatri, il Processo Ordinario sulla fama di santità e le virtù in genere, mentre il Processo Rogatoriale venne celebrato a Faenza, dal febbraio al giugno del 1967.
Dal novembre 1988 al maggio 1989, venne celebrato in Alatri l'ulteriore Processo sulla guarigione del giovane Loreto Arduini, affetto da grave “encefalite virale, convulsioni generalizzate, insufficienza respiratoria, con grave crisi psico-motoria irreversibile”, processo che è stato riconosciuto valido nel 1993 e che ha portato, il 15 dicembre 1994, alla promulgazione del decreto della Congregazione delle Cause dei Santi sulla beatificazione di suor Maria Raffaella Cimatti.
La beatificazione è avvenuta in Piazza San Pietro a Roma il 12 maggio 1996.
Le sue spoglie, custodite dalla sua morte, nella piccola chiesa di San Benedetto, accanto al vecchio ospedale di Alatri, furono traslate con una cerimonia solenne in una cappellina all'interno della Cattedrale di San Paolo, alla presenza del vescovo diocesano Monsignor Lorenzo Loppa e delle suore ospedaliere della Misericordia.
La festa di Suor Maria Raffaella Cimatti si celebra il 23 giugno.


Bibliografia:
- Antonio Casieri, “L'angelo dei malati: suor Maria Raffaella Cimatti al secolo Santina Cimatti suora Ospedaliera della Misericordia, 1861-1945”, Tipografia Strambi, Alatri, 1991
- Annamaria De Bernardis, “La congregazione delle Suore Ospedaliere della Misericordia e l'Ospedale di Frosinone : una suora esemplare: Suor Maria Raffaella Cimatti”, Tipografia Bianchini, Frosinone, 1987
- Eugenio Paparelli, “La corrente del fiume: la serva di Dio Suor Maria Raffaella Cimatti”, Tipografia Rotatori, Roma, 1970
- Eugenio Paparelli, “Eroismo in sordina: la serva di Dio suor Maria Raffaella Cimatti”, Tipografia Rotatori, Roma, 1969

Nella foto: Suor Maria Raffaella Cimatti

Ultimo aggiornamento Sabato 07 Gennaio 2012 16:36